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Ovunque, tu, vaga bellezza,
le trine diffondi di luci,
già Febo di nembi, a salvezza,
i raggi a ravvolger conduci.
Selene dai pallidi argenti,
tu, vaga, ad ascondersi induci
confusa fra l'ombre silenti;
arretran pur l'astri del cielo,
inannzi ai tuoi lumi fulgenti;
in terra, si strappan il velo
le Grazie stizzite, la rosa
si chiude sconfitta e lo stelo,
ripiega la viola gelosa.
Ognor che ti miro silente,
tu, vaga, sorridi radiosa;
ai lumi tuoi erra la mente,
condotta dall'aure fra 'l vento,
ti miro, ma, poi, lentamente,
ravvolto fra brume, mi sento
solingo a vagar sconsolato.
T'ho colta e, in un solo momento,
svanisci sull'ali del Fato,
mia dolce bellezza sfuggita
dai varchi d'un sogno passato,
ch'illumina e illude la vita ...